IL SISTRO

Nel cuore dell’antico Egitto, tra templi di pietra e sussurri di stelle, un suono sacro attraversava le epoche: quello del sistro, strumento di luce, protezione e risveglio.
Nelle mani delle sacerdotesse di Hathor e Iside, il sistro non era solo un oggetto sonoro: era un ponte tra i mondi, un soffio vibrante capace di sciogliere il caos, invocare la presenza divina e risvegliare l’anima dal suo sonno più profondo.

Oggi, questo strumento torna a vivere nel presente.
Torna non come reliquia, ma come chiave attuale per aprire porte interiori, sciogliere blocchi sottili, armonizzare il corpo energetico.
Il suo suono, simile a una pioggia luminosa o a un vento sacro, accompagna viaggi trasformativi con delicatezza e precisione, come una carezza celeste che sa dove andare.

Il sistro era l’attributo principale di Hathor, dea-vacca solare, regina del cielo e madre divina, Dea della Musica, della Gioia e dell’Amore. Nei suoi templi (es. Dendera), il sistro veniva suonato dalle sacerdotesse (le “Cantanti di Hathor”) per chiamare la dea, soprattutto all’alba.
Simboleggia il risveglio cosmico: il suono del sistro “scuote” il sonno dell’anima e del mondo. Era anche usato per placare Ra quando, adirato, rischiava di distruggere l’umanità.

Iside – Dea della Magia e della Rigenerazione.
In epoca più tarda, anche Iside viene rappresentata con il sistro. Il suo uso nei riti isiaci greco-romani includeva il suono del sistro per: allontanare le forze del caos, proteggere i partecipanti durante le iniziazioni, favorire trasformazioni spirituali e rinascite simboliche.
La forma ellittica o ansata del sistro isiaco richiama l’Ankh, simbolo della vita eterna.

Il Sistro oggi può essere utilizzato in chiave sciamanica.
Il suono è ritmico ma non monotono, quasi “liquido”, utile per: purificazioni sonore (auriche o spaziali), fasi di transizione nei viaggi sonori, riequilibrio emozionale dopo tamburi o strumenti profondi.

Sono solito realizzare questo strumento seguendo le indicazioni degli elementi che mi richiamano ad essere usati. La base di legno, che a volte, invece di essere tipica del sistro può essere totalmente ricurva su se stessa. Il rame è certamente il metallo che prediligo, che accoglie i dischetti di metallo, con inclusioni di piccoli sonaglietti. Insomma ogni volta è una grande viaggio realizzarne uno.

Se senti il richiamo di avere il tuo Sistro contattami, ne parliamo insieme e iniziamo a dargli forma.

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