
L’acqua è l’elemento che più di ogni altro associamo alla vita biologica.
In lei sono nate le prime forme di vita, almeno su questo pianeta, e di lei siamo composti per circa il settantacinque per cento.
Senza acqua non c’è vita, né possibilità di mantenerla.
Sappiamo anche che l’acqua è portatrice di memoria: registra informazioni, le custodisce e le trasmette.
È un elemento che comunica e rende possibile la comunicazione: tra gli esseri viventi, tra gli organi del corpo, tra le cellule.
L’acqua è movimento, relazione, passaggio.
Eppure tendiamo spesso a darle per scontato il valore.
Non è raro sentire lamentele quando piove, quando il tempo è “brutto”, come se l’acqua fosse un disturbo e non una benedizione.
Questa distanza percettiva dall’acqua è, a mio sentire, una delle grandi fratture del mondo moderno.
In qualsiasi pratica rituale, in qualsiasi preghiera, l’acqua dovrebbe essere sempre presente.
Riconoscerle il valore che merita non è un gesto simbolico, ma un atto di riallineamento.
Questo testo fa parte della Biblioteca del Tamburo, uno spazio dedicato a scritti, visioni ed esperienze sul Tamburo come strumento di ascolto, relazione e presenza.
ENTRA NELLA BIBLIOTECA CLICCANDO AL LINK QUI SOTTO:
https://ivanobecciunaiely.com/biblioteca-del-tamburo/
L’acqua nella costruzione del Tamburo
Durante la cerimonia di costruzione del Tamburo che conduco, c’è un momento dedicato interamente all’acqua.
Lo considero il passaggio più importante di tutto il processo.
In questo spazio sacro, riuniti al cospetto del fuoco, guardiano della nostra presenza e delle nostre preghiere, formiamo un cerchio attorno a un grande contenitore colmo d’acqua.
Quell’acqua accoglierà le pelli degli Animali.
Prima di consegnare le pelli all’acqua, a turno portiamo la nostra parola, la nostra preghiera all’acqua, preghiamo con lei, per lei, per gli animai con i quali ci stiamo accompagnando, per noi e per tutto ciò che in quel momento sentiamo essere importante.
È una cerimonia semplice, ma di valore immenso: stiamo chiedendo all’acqua di accogliere le nostre preghiere attraverso la voce e i canti, i silenzi, l’ascolto e le lacrime.
Parlare all’acqua è un atto semplice e profondissimo.
Per molti potrebbe sembrare inusuale e addirittura strano parlare con l’acqua, infatti dico sempre che per me è come parlare con mia madre: con semplicità, amore e schiettezza, senza mai dimenticare il rispetto.
Il ritorno alla vita della pelle
In quell’acqua immergiamo poi le pelli degli Animali con cui i partecipanti hanno camminato per settimane o mesi, riconoscendone la medicina e integrandola nella vita quotidiana.
Quelle pelli, secche e rigide a causa della lavorazione, stanno per ricevere la benedizione dell’acqua.
Stanno per tornare alla vita.
Assorbono l’acqua, e con essa ciò che è stato pregato, e quando i Tamburi saranno pronti per suonare, vibreranno e lo trasmetteranno nel mondo.
In questa immersione invitiamo gli Spiriti degli Animali a incarnarsi una seconda volta nella loro pelle, così da poter vivere ancora: questa volta nella forma di un Tamburo, portando il loro battito, il loro cuore puro, al servizio del mondo.
Quel grande contenitore diventa così un Utero Sacro.
Le sue acque, il liquido amniotico.
Le nostre preghiere, l’intenzione di portare nuova vita.
Un Tamburo nasce nell’acqua.
Esattamente come un bambino.
Ed è proprio l’acqua il suo nutrimento principale.
L’acqua, il suono e la vibrazione
A livello tecnico, la pelle tende ad assorbire e rilasciare umidità in modo naturale.
A livello energetico, l’acqua ci offre la possibilità di lavorare con le sue qualità sottili.
Suonare il Tamburo significa far vibrare l’acqua che contiene, anche se fisicamente è poca, e allo stesso tempo permettere a quella stessa acqua di diventare tramite delle nostre preghiere.
Un esempio semplice aiuta a comprendere come il suono si comporti in presenza d’acqua:
nelle sere d’inverno, quando l’umidità o la nebbia sono dense, il rumore di un aereo in cielo risulta molto più forte rispetto alle notti terse.
Questo perché l’acqua presente nell’aria amplifica il suono. lo trasporta, lo rende più presente nello spazio.
L’acqua come alleata nella pratica
Spesso incontro persone desiderose di avere un Tamburo sempre ben teso e squillante, ed è comprensibile.
Ma quando vogliamo muovere le nostre intenzioni in modo più profondo e focalizzato, l’acqua diventa indispensabile.
Faccio un esempio.
Se durante una cerimonia, o in un momento di relazione con il Tamburo, ci accorgiamo che la pelle è poco tesa, quindi più ricca d’acqua, e non c’è la possibilità di scaldarla per tenderla e ottenere un suono più brillante, il mio invito è quello di suonarlo ugualmente.
Abbandonare l’idea della “bellezza” del suono e focalizzarsi invece sulla possibilità di suonare con un intento mirato, rivolto a quell’aspetto energetico in cui l’acqua diventa la mediatrice per eccellenza.
A volte può capitare il contrario: la pelle è molto secca, oppure si trova in una tensione ideale.
In entrambi i casi, possiamo comunque bagnarla quanto sentiamo necessario, chiedendo allo spirito del Tamburo e dell’Animale che lo abita di incarnare la nostra preghiera e di sostenerci nell’intenzione di comunicarla.
Queste attenzioni sono fondamentali nella pratica sciamanica e vibrazionale.
È importante ricordare che un Tamburo con pelle sintetica non potrà mai operare in questo modo, perché non può assorbire acqua.
Non può bere.
E ciò che non beve, fa più difficoltà a ricordare.
L’accoglienza
Il Tamburo non chiede di essere perfetto.
Chiede di essere accolto.
Ogni condizione della pelle, ogni variazione del suono, è un invito a spostare l’attenzione dall’estetica alla relazione, dal controllo all’ascolto.
Quando lasciamo che sia l’acqua a guidare il passaggio, cade il bisogno di convincersi del suono e ciò che vibra inizia a comunicare.
E in quel momento, il Tamburo non parla più solo all’aria, ma a ciò che dentro di noi è pronto a ricevere.
Un invito alla pratica: ascoltare l’acqua nel Tamburo

Ti propongo ora una pratica semplice, da vivere con calma e presenza.
Prendi il tuo Tamburo e inizia a suonarlo così com’è.
Ascolta la qualità del suono, la sua tensione, la sua risposta.
Memorizza le sensazioni che ti attraversano mentre lo suoni.
Se senti che la pelle è tesa nella maniera che ti piace, è il momento giusto per fare questo esercizio.
Se invece percepisci che la pelle non è tesa e il suono è più sordo, va bene ugualmente, anzi, è un terreno ancora più fertile.
In entrambi i casi, segui i passaggi che vengono e osserva come l’acqua modifica il suono e la relazione con il Tamburo.
Prendi dell’acqua.
Se ne hai una che ti accompagna nelle tue pratiche, magari custodita sul tuo altare, usa quella.
Inizia a versarne poca alla volta sulla pelle del Tamburo e, con le mani, massaggiala lentamente.
Porta attenzione non solo al gesto, ma anche a ciò che stai chiamando.
Può essere un’intenzione chiara oppure qualcosa di più sottile, che ancora non ha parole.
Continua fino a quando senti che la pelle ha assorbito l’acqua.
Suona. Ascolta.
Spesso una sola versata di acqua non basta, ma questo dipende molto dal tipo di pelle del tuo Tamburo.
Se senti che c’è ancora bisogno, aggiungi altra acqua, massaggia ancora, fino a raggiungere un tono più basso rispetto allo standard a cui sei abituata o abituato.
Ora suona.
Ascolta ogni battito.
Ascolta dove risuona e come risuona.
Entra nella profondità di ogni colpo e lascia che sia il suono a guidarti.
Se emergono giudizi sulla “qualità” del suono, sei sulla strada giusta.
Continua.
Questo suono è chiamato a entrare nelle ossa, a muoversi nelle viscere, a stordire il giudizio.
Quando troverai il flusso giusto, qualcosa dentro di te cambierà.
Scoprirai come queste vibrazioni scendono in profondità, come l’acqua che penetra nella terra, ne raccoglie memorie e nutrimento, per poi risalire alla fonte.
Tu sei quell’acqua.
Tu sei il ciclo che si compie.
Ogni volta uguale e ogni volta diverso.
Questa pratica può essere ripetuta più volte prima di incontrarne l’essenza.
Ma posso dirti con certezza che, una volta esplorate queste possibilità, la relazione con il tuo Tamburo non sarà più la stessa.
Se lo desideri, ti invito a scrivermi e a raccontarmi com’è andata.
Sarà per me un piacere leggerti e risponderti.
Se senti il desiderio di proseguire la lettura e l’ascolto,
nella Biblioteca del Tamburo trovi altri testi che approfondiscono questi temi.
ENTRA NELLA BIBLIOTECA CLICCANDO AL LINK QUI SOTTO:
https://ivanobecciunaiely.com/biblioteca-del-tamburo/

Rispondi